Expo 2015- Nutrire il pianeta?

albero vita

Di ritorno da pochi giorni da Milano, dove ormai tutto ruota intorno all’Expo, grande evento mondiale dell’anno. Oggi voglio raccontarvi ciò che potrete vedere, ascoltare, gustare, toccare in un milione di metri quadri di esposizione, con gli occhi però di una biologa nutrizionista e non di una semplice visitatrice. Sono stata solo due giorni, ma non basterebbe neanche una settimana per vederlo tutto perché i padiglioni sono troppi e ci sono file lunghe anche di due ore prima di poter entrare. Quando sono arrivata ero davvero curiosa, non sapevo cosa avrei visto, non mi aspettavo nulla, e subito così ho iniziato a passeggiare nella strada principale, chiamata simbolicamente Decumano come la via che nell’antica Roma collegava l’est e l’ovest delle città, strada disseminata dai padiglioni di tutto il mondo. Alcuni colpiscono per la loro architettura, grandi, maestosi, forse fin troppo, altri un po’ meno. Dopo un po’ di attesa ogni padiglione ti fa “catalputare” nel loro mondo attraverso ologrammi, proiezioni video, foto, specchi, giochi di luce, tanti gli effetti che colpiscono il visitatore, ma oltre a questo cosa ti lascia un padiglione? E’ come essere stata la spettatrice di un documentario ben fatto, in cui conosci cosa quel paese offre, quali sono le loro attrattive principali, e per ultimo puoi anche comprare un piccolo pensierino per portarlo a casa come ricordo. Se qualcuno volesse farsi un viaggio e ha qualche dubbio su quale località scegliere allora l’Expo è il posto giusto: ti permettono di fare un viaggio nel mondo in poche ore. Ma un buon documentario me lo guardo a casa seduta comoda nel mio divano (altro che lunghe camminate che sfiniscono), dov’erano le informazioni dettagliate su cosa mangia ogni paese, qual è il loro piatto tipico, le loro tradizioni in cucina? Secondo me nessuno ha centrato veramente il tema, come quando a scuola la maestra ci portava il compito corretto con una nota che informava che si era andati fuori tema. Sbaglio o il messaggio dell’Expo è Nutrire il pianeta, Energia per la vita? Lo si nutre con la Nutella (in primo piano lungo il Decumano), il Mc-Donald e la Coca-cola (con fila annessa per averla gratuita)? A mio riguardo il termine nutrire significa assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione sana, sufficiente e sostenibile. Se volete visitare bene un padiglione non entrate ma fermatevi a mangiare, in questo modo ho scoperto alcuni aspetti tipici della loro cucina, che è quello che a me interessava.

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E in quello che appare come un immenso parco giochi, gli unici a non trovare lo spazio che meritano sono i piccoli produttori, che fanno della ricerca, della qualità e della sostenibilità la loro ragione di essere, come la Bolivia, il Congo, Mozambico, Togo, Venezuela, ovvero il cluster dei cereali e tuberi. Nessun padiglione maestoso, nessun video, nessun effetto speciale, solo alimenti sani e genuini. Ciò che mi ha colpito di più è stato il Togo, uno stato dell’Africa Occidentale, che confina con il Ghana, Benin e Burkina Faso. Appena entrata una guida del posto molto disponibile ha iniziato a spiegarci cosa mangia il loro popolo, come vivono ogni giorno, le loro tradizioni culinarie, come cucinano e come sono riusciti con semplici ingredienti puri e genuini a “costruire” una loro alimentazione, costituita principalmente da legumi e cereali come il sorgo, il miglio, la quinoa, il fonio. Si, il fonio, non conoscevo questo cereale, ma ancora purtroppo in Italia non è venduto. E’ un cereale senza glutine, molto simile visivamente all’amaranto, anche per quanto riguarda il sapore. Ha spiegato come fanno la colazione, non utilizzano bere il caffè ma creare con il sorgo una “pappa” insieme allo zucchero e il latte. Inoltre recentemente utilizzano la farina di sorgo per fare biscotti, pane, etc.. Un altro ingrediente molto utilizzato è la tapioca, che è una fecola che si ricava dai tuberi di una pianta, la manioca. Si presenta come delle piccole sfere di colore bianco, che dopo la cottura diventano trasparenti, utilizzata per arricchire i piatti. Da tradizione sono soliti mangiare il cous cous di mais solo una volta all’anno, come il nostro cotechino e lenticchie a Capodanno.

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Poche parole ma efficaci, con la passione per il suo paese è riuscito a trasmettere ciò che loro intendono come sana alimentazione. Questo è quello che volevo trovare all’Expo, non padiglioni pronti a farsi la guerra tra loro a chi colpisce di più per gli effetti che utilizzano, ma semplici guide pronte ad aprirti il loro mondo con tutte le usanze da scoprire. Questo non c’è stato, solo grandi schermi freddi che non hanno trasmesso il messaggio principale. Tutto è stato virtuale, ma niente di reale, i sapori, gli odori un monitor non è in grado di trasmetterli. Di questi padiglioni ben poco mi resterà (a parte i video nel cellulare), quello che mi resterà sarà le nuove scoperte che ho fatto, cosa poter sperimentare in cucina di nuovo, il cibo tipico che ho assaggiato che mi ha permesso di conoscere quali sono le tradizioni culinarie di un paese diverso dal mio. E’ questo il vero senso dell’Expo, non andate alla ricerca del padiglione più bello, più grande, più tecnologico…ma cercate i piccoli dettagli, è lì che si nasconde la vera essenza del pianeta.